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Attacchi di Parigi. Momento di riflessione

16 Novembre 2015
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liberté egalité fraternitéUna preghiera, un minuto di silenzio e l’inno francese “La Marsigliese”. Così il nostro Istituto cerca di manifestare il cordoglio, la tristezza, la vicinanza al popolo francese, ai parenti delle vittime, lo sgomento per le terribili eventualità che questo atto di guerra apre a tutto il mondo occidentale.

Seguendo anche l’invito del Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, nella scuola primaria abbiamo affrontato l’argomento utilizzando parole semplici, con la giusta attenzione a non trasmettere messaggi che potessero istigare all'odio verso altri popoli o religioni.

In classe:

Cosa è successo?

La sera del 13 novembre degli uomini, con tanto odio, hanno deciso di uccidere degli innocenti. Tre esplosioni hanno avuto luogo in prossimità dello “Stade di France”, in cui si stava svolgendo la partita di calcio Francia - Germania. Poi anche un quartiere di Parigi e molti altri luoghi sono stati attaccati contemporaneamente. Questi uomini avevano organizzato questi attentati da molto tempo.

Questi uomini hanno attaccato i passanti con delle armi da guerra. Altri sono entrati in una sala di un concerto pieno di spettatori. Alla fine hanno ucciso almeno 128 persone e i feriti sono numerosi. Gli otto terroristi che hanno commesso questi orrori sono morti la sera stessa.

Davanti ad un atto così terribile e violento, il mondo intero si è posto delle domande, gli adulti come i bambini.

  • Perché uccidere degli innocenti?
  • Chi sono questi terroristi?
  • Bisogna avere paura?
  • Perché tutto il mondo ne parla?
  • Chi sono gli assassini?
  • E noi cosa possiamo fare?

 

Chi sono gli assassini?

In attesa che la polizia continui a indagare, non si sa ancora molto su questi assassini. Quello che si sa è che sono dei terroristi: delle persone che utilizzano la violenza e il terrore per imporre le proprie idee, per le quali sono pronti a morire.

black ribbonQuesti attentati sono stati eseguiti da terroristi dell’ISIS, della gente che dice di agire in nome della loro religione, l’Islam, e che vogliono imporre forzatamente al mondo intero. Queste persone violentissimi non hanno niente a che vedere con la maggior parte dei musulmani, che vivono a loro volta pacificamente. Queste persone hanno attaccato la Francia perché è un paese libero, dove chiunque può esprimere e vivere come meglio crede. La Francia è in guerra contro l’Isis nei paesi come la Siria o l’Iraq: per questo motivo loro si stanno vendicando.

Con uccisione di persone nelle vie o nella sala del teatro, i terroristi vogliono spaventare tutto il mondo. Chiunque di noi potrebbe dire “poteva accadere a me”, ed è quello che i terroristi vogliono.

Il Presidente della Repubblica e tutti coloro che lavorano per la Francia hanno immediatamente reagito al fine di assicurare la sicurezza della popolazione.

 

Cosa fare?

Quando ci si confronta con un argomento così tragico, non si sa come reagire. La prima cosa che si prova è la paura. Per non perdere la calma bisogna parlarne. Anche gli adulti sono scioccati, ma sanno che non bisogna spaventarsi. Che tu viva a Parigi o altrove, sappi che la tua casa e la tua scuola sono al sicuro.

insieme per un fututo di pace

 

La cosa migliore da fare per rispondere alla violenza e alla follia di questi uomini è di continuare a vivere normalmente e difendere le proprie idee rispettando quelle altrui.

 

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Lettera del Ministro dell'Istruzione

I gravissimi fatti di Parigi rappresentano un attacco al cuore dell'Europa senza precedenti. Un attacco al quale dobbiamo subito dare una riposta, innanzitutto educativa e culturale. ¿#PorteOuverte, Porta Aperta, è stata la parola d'ordine lanciata sui social network dai cittadini di Parigi subito dopo gli attacchi terroristici, per offrire un riparo a chi era in strada terrorizzato. Una reazione di grande civiltà e coraggio.

Porta Aperta deve essere anche la nostra risposta. Non possiamo restare indifferenti, paralizzati e chiuderci nelle nostre paure. Per questo, invito le scuole, le università, le istituzioni dell'Alta formazione artistica e musicale a dedicare, nella giornata di lunedì, un minuto di silenzio alle vittime della strage parigina e almeno un'ora alla riflessione sui fatti accaduti. Porte Aperte significa anche coinvolgere la cittadinanza, le famiglie.

Le nostre scuole, le nostre università, i nostri centri di ricerca sono il primo luogo dove l'orrore può essere sconfitto, a diversi livelli di consapevolezza, che resta l'antidoto più efficace di fronte alla violenza e a questa guerra senza frontiere e senza eserciti.

I nostri ragazzi hanno il diritto di sapere, di conoscere la storia, di capire da dove nasce ciò che stiamo vivendo in queste ore. Il nostro patrimonio di valori può essere difeso solo se le nuove generazioni sono aiutate ad uscire dall'indifferenza. Non possiamo cambiare 'canale' davanti a queste immagini di morte. Dobbiamo parlarne con i nostri studenti e aiutarli a capire che c'è e ci potrà sempre essere un principio di ricostruzione della nostra identità in cui credere e riconoscersi. E dobbiamo aiutarli a rifiutare, oggi più che mai, qualsiasi tentazione xenofoba o razzista. È già successo tante volte nella storia, siamo figli e nipoti di persone che hanno dato la vita per affermarlo. L'educazione è il primo spazio in cui riaffermare i nostri valori, le nostre radici, quindi la nostra libertà.

Grazie ragazzi, grazie insegnanti, professori e ricercatori per il vostro impegno e per la vostra testimonianza.

Firmato
Stefania Giannini